Sistema elettorale: facciamo chiarezza

Fra qualche giorno, avvicinandosi la data nella quale è prevista l’udienza e la successiva sentenza della Corte Costituzionale in merito ai profili di incostituzionalità della legge elettorale oggi vigente in Italia (il c.d. Italicum, valevole per la sola Camera dei Deputati), toccherà alle nostre orecchie e ai nostri occhi sentir parlare e leggere infiniti discorsi in merito a quale sistema elettorale sia da implementare nel nostro Paese.

Onde evitare di farci confondere dalla insita propaganda elettorale che questa discussione si porterà appresso da ogni parte, facciamo un breve ripasso sui possibili sistemi elettorali applicabili ad una Repubblica Parlamentare.

Non è argomento complesso: si tratta solo ed unicamente di due sistemi, più un terzo che si configura come misto fra i due e del quale quindi non si può che evitare di approfondire, dato che si consegna agevolmente alla folle fantasia del legislatore.

Il primo sistema è quello che più dell’altro garantisce RAPPRESENTATIVITÀ: il PROPORZIONALE. In questi sistemi si assegnano tanti seggi ad un partito quanto è stata la propria proporzione di voti presi rispetto al totale dei voti espressi. Soglie di sbarramento e premi di maggioranza consentono di ritoccare il numero dei seggi assegnati per favorire i partiti maggiori.

L’altro sistema garantisce in modo preponderante la GOVERNABILITÀ ed è il MAGGIORITARIO. In questo sistema la Nazione viene suddivisa in collegi territoriali, in ogni collegio i partiti presentano un candidato o una lista di candidati. Alle elezioni risulta eletto il candidato relativamente più votato in ogni collegio: chi ottiene anche solo un voto in più degli avversari vince il seggio in palio.

Fine, anzi, inizio. Questo è l’unico inizio che può avere una seria discussione su quale sistema elettorale si voglia implementare in Italia. Proporzionale, maggioritario o un misto tra i due? Non ci sono altre possibilità. Chiunque nelle prossime settimane affronterà la materia elettorale a partire da altri ragionamenti (doppi turni, premi di maggioranza, sbarramenti, ballottaggio, formazione dei collegi e chi più ne ha più ne metta) sarà da inchiodare alla fondamentale questione: che sistema costruiamo?

Sempre semplice a dirsi, ma nel panorama politico italiano pochissimi hanno le idee chiare su questo argomento e troppi confondono volutamente le acque, o per arrivare ad avere la legge elettorale che assecondi gli interessi della propria compagine, o per potersi ritagliare spazi di rilevanza politica anche a seguito di plausibili risultati elettorali negativi.

In tutto il prevedibile marasma ci si può porre un grandioso obiettivo per rimanere lucidi: non perdere d’occhio la radice della questione. Maggioritario, proporzionale o misto?

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