Moriremo di Pro e Contro

Ormai in Italia l’opinione pubblica è mossa solo da due grandi partiti: PRO e CONTRO.

O sei Pro-vaccini o sei Contro i vaccini, o sei Pro-immigrazione o sei Contro l’immigrazione o sei Pro-difesa armata o sei contro la difesa armata, o sei Pro-quello e Contro l’altro o viceversa…

L’importante per tutti è non scendere mai a un confronto serio sulle idee, i fatti e le opinioni, l’importante è rimanere sul superficiale e inutile scontro ideologico, così almeno sapremo di cosa moriremo tutti: di Pro e Contro.

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vignetta tratta da: http://epicoco.blogspot.it/

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Sistema elettorale: facciamo chiarezza

Fra qualche giorno, avvicinandosi la data nella quale è prevista l’udienza e la successiva sentenza della Corte Costituzionale in merito ai profili di incostituzionalità della legge elettorale oggi vigente in Italia (il c.d. Italicum, valevole per la sola Camera dei Deputati), toccherà alle nostre orecchie e ai nostri occhi sentir parlare e leggere infiniti discorsi in merito a quale sistema elettorale sia da implementare nel nostro Paese.

Onde evitare di farci confondere dalla insita propaganda elettorale che questa discussione si porterà appresso da ogni parte, facciamo un breve ripasso sui possibili sistemi elettorali applicabili ad una Repubblica Parlamentare.

Non è argomento complesso: si tratta solo ed unicamente di due sistemi, più un terzo che si configura come misto fra i due e del quale quindi non si può che evitare di approfondire, dato che si consegna agevolmente alla folle fantasia del legislatore.

Il primo sistema è quello che più dell’altro garantisce RAPPRESENTATIVITÀ: il PROPORZIONALE. In questi sistemi si assegnano tanti seggi ad un partito quanto è stata la propria proporzione di voti presi rispetto al totale dei voti espressi. Soglie di sbarramento e premi di maggioranza consentono di ritoccare il numero dei seggi assegnati per favorire i partiti maggiori.

L’altro sistema garantisce in modo preponderante la GOVERNABILITÀ ed è il MAGGIORITARIO. In questo sistema la Nazione viene suddivisa in collegi territoriali, in ogni collegio i partiti presentano un candidato o una lista di candidati. Alle elezioni risulta eletto il candidato relativamente più votato in ogni collegio: chi ottiene anche solo un voto in più degli avversari vince il seggio in palio.

Fine, anzi, inizio. Questo è l’unico inizio che può avere una seria discussione su quale sistema elettorale si voglia implementare in Italia. Proporzionale, maggioritario o un misto tra i due? Non ci sono altre possibilità. Chiunque nelle prossime settimane affronterà la materia elettorale a partire da altri ragionamenti (doppi turni, premi di maggioranza, sbarramenti, ballottaggio, formazione dei collegi e chi più ne ha più ne metta) sarà da inchiodare alla fondamentale questione: che sistema costruiamo?

Sempre semplice a dirsi, ma nel panorama politico italiano pochissimi hanno le idee chiare su questo argomento e troppi confondono volutamente le acque, o per arrivare ad avere la legge elettorale che assecondi gli interessi della propria compagine, o per potersi ritagliare spazi di rilevanza politica anche a seguito di plausibili risultati elettorali negativi.

In tutto il prevedibile marasma ci si può porre un grandioso obiettivo per rimanere lucidi: non perdere d’occhio la radice della questione. Maggioritario, proporzionale o misto?

Web indignato per la spesa domenicale di Gianni Morandi

Forse Gianni Morandi si pentirà di aver pubblicato Domenica scorsa, sulla sua pagina Facebook, una foto nel parcheggio di un supermercato con in mano una borsa della spesa?

Ecco il post che tanto ha fatto agitare ed indignare il web:

Solo una piccola riflessione: le persone che si sono dette indignate per il fatto che una persona vada a fare la spesa di Domenica si rendono conto che se è loro concesso di potersi indignare e sfogare attraverso dei commenti su un social network è perché da qualche parte ci sono persone al lavoro perché i server di questo sito siano operativi, pronti a intervenire in caso di malfunzionamenti e impegnati a gestire le necessità di decine di milioni di utenti sparsi nel mondo intero?

Non vorrei liquidare il tutto come eccesso di ipocrisia, anche se verrebbe quasi spontaneo farlo. Resta quindi da chiedersi: perché si ritiene che le attività di rivendita non debbano seguire orari e turni di lavoro pari a quelli delle attività ricettive, legate al turismo, enogastronomiche, ristorative, ludiche, fieristiche, culturali, musicali, di servizi alla persona, di pubblica sicurezza, di pronto intervento e così via?

Non riesco a capire perché il dipendente di un supermercato debba essere ritenuto più “sfruttato” dal sistema economico dominante rispetto ad un commesso del multisala, ad un infermiere o ad un fonico…

Insomma: prima di sparare commenti un po’ campati per aria, in generale, forse sarebbe meglio ragionarci su almeno per qualche secondo.

Orgoglio, giudizio e pregiudizio

Qualche tempo fa parlavo del più e del meno al bar con una persona. Tra un discorso e l’altro si finisce a discutere di un noto personaggio del mondo dello spettacolo.

Il mio interlocutore esprime quasi ribrezzo nei confronti di questa persona criticandola aspramente sia come soggetto che sulla base di ciò che dice…

Noto che qualcosa non quadra, avrei dovuto forse tacere, ma lì per lì non ci sono riuscito e mi sono lasciato sfuggire la domanda: “Ma tu hai mai sentito qualche suo spettacolo o discorso?”

Risposta: “No”

Sono rimasto spiazzato, ho smesso di parlare, mi sono allontanato e per parecchio tempo mi sono domandato cosa possa mai spingere le persone a giudicare e criticare altri individui che neppure hanno mai visto o sentito.
Che tristezza…

Se “Frosinone” l’avesse cantata Cesare Cremonini, ora sarebbe la colonna sonora dello spot del Cornetto…

Prima di immergerti in questa riflessione occorre tu abbia almeno una volta ascoltato e riascoltato qualche pezzo di Calcutta, il cantautore che da un anno a questa parte sta facendo ampi proseliti e raccogliendo commenti più che positivi anche al di fuori del mondo indie italiano. Consiglio l’ascolto di Frosinone

Il commento che più spesso si ripete sul web sotto i brani più ascoltati di Calcutta è che se gli stessi pezzi fossero cantati da artisti più celebri o se fossero fatti passare sui canali più “generalisti”, dove trionfa la musica pop spinta dalle principali etichette discografiche, forse l’autore farebbe un grande successo di pubblico e scalerebbe facilmente le classifiche.

Possibile, forse un po’ eccessivo come commento di elogio, ma in effetti sotto c’è del vero. Esulando però dal caso Calcutta e da quanto il suo album “Mainstream” possa essere in gran parte accostabile ai successi di Cesare Cremonini, sarebbe il caso di cogliere l’occasione di porsi una domanda: quanto l’identità dell’interlocutore incide sulla credibilità dei contenuti che espone?

Siamo in grado di scindere oggetto del discorso e soggetto che lo realizza? Quanto c’è di preconcetto nel giudizio che ci facciamo di una canzone, di un libro, di un film o di un’opinione rispetto a quanto ci aggrada il cantante, lo scrittore, il regista o l’opinionista di turno?

L’immagine che mi viene in mente è il Fantozziano assenso che il pubblico del cineforum deve ai film dei registi sovietici o iscritti al partito, fino a quando il povero ragioniere non riesce a prendersi i celebri 92 minuti di applausi per aver interpretato il reale comune pensiero su La corazzata Potëmkin: “È una cagata pazzesca!”. 

E questo avviene praticamente sempre in campo politico e informativo: un messaggio o una notizia assume colori e ombre differenti, nelle nostre menti, in base a chi ci trasmette il messaggio. Non c’è nulla di male in questo, sia chiaro, siamo esseri umani, siamo empatici, abbiamo un “cuore” e non ragioniamo come dei calcolatori; ma ogni tanto sarebbe bene chiedersi se forse le idee o gli schemi mentali che ci siamo costruiti nei confronti di altre idee non siano forse in gran parte condizionati da giudizi o pregiudizi che già avevamo dato agli ideatori.

Questo esercizio sarebbe bene ripeterlo ciclicamente, giusto per allenare il senso critico e l’onestà intellettuale, pur nei limiti in cui ognuno di noi si trova in quanto semplice ed imperfetto essere umano.