The Founder: più di un grande spot a McDonald’s

Micheal Keaton interpreta Ray Kroc in “The Founder”, il film basato sulla storia vera dell’uomo che ha portato McDonald’s ad essere la catena di fast food più diffusa, conosciuta e potente del mondo.

locandinathefounder

Convinto di vedermi raccontata la storia del solito super eroe americano che in pieno stile statunitense riesce a farsi da solo contro tutto e contro tutti e a fondare il proprio impero vittorioso, ho affrontato la visione di The Founder con una bassa aspettativa: ebbene, devo ammettere che il film mi ha piacevolmente e positivamente stupito.

Resta il fatto che la narrazione della storia è tipicamente americana e che si sia dinnanzi anche ad una grande campagna pubblicitaria per McDonald’s; ma nel film non ci si limita assolutamente a questi aspetti.

Il personaggio di Kroc è ben approfondito, soprattutto nei suoi lati oscuri e meno eroici: il giudizio che lo spettatore è portato a dare è parecchio cinico e molto più realista di quanto sia solito accadere nei confronti di rappresentazioni ovviamente romanzate di grandi protagonisti del mondo imprenditoriale.

La visione è parecchio consigliata a chiunque sia interessato al mondo dell’economia, dell’impresa, del commercio, del mercato in generale in quanto non mancano spunti interessanti di riflessione e, in complesso il film riesce a condensare e rendere comprensibili buona parte delle teorie economiche che hanno regnato sovrane dagli anni ’50 agli anni ’80 del secolo scorso.

Insomma: da una banale marchetta al fast food il film è riuscito a trasformarsi in un interessante e coinvolgente racconto, anche se non manca l’esaltazione un po’ eccessiva sia di McDonald’s che dei propri prodotti, ma d’altronde non ci si poteva aspettare o pretendere che fosse diversamente da un film, comunque ben riuscito e consigliato, sulla biografia di Ray Kroc in una delle aziende più famose del nostro pianeta.

Voto: 7,5/10

Annunci

Fuori il primo album de “Il Pagante”: Entro in pass fra singoli già proposti e nuovi brani

Entro in pass” è il primo album de Il Pagante: 12 brani, 40 minuti di ritmo e melodie super-orecchiabili: uscito il 16 Settembre 2016 e destinato ad essere ballato per tutto l’inverno nelle discoteche e in qualche radio che accetti di mandare in onda pezzi quasi sempre “explicit” in termini di contenuto.

Anche se le storie che il gruppo racconta sono le stesse dei brani che, sempre usciti come singoli, negli ultimi anni abbiamo imparato a conoscere, si può affermare senza paura che questo prodotto non ha ancora fatto in tempo a stancare il pubblico.

Serate in discoteca, alcool a fiumi, droga, impegno negli studi inesistente, vita agiata grazie ai soldi di papà, rapporti umani legati solo al sesso o al portafoglio del partner. Parlare di tutto ciò in Italia non dovrebbe fare molto piacere ad un certo “bigottismo” imperante, ma forse Il Pagante riesce ad essere meno colpito dalle critiche perché l’eccesso di stereotipi e di bella vita discotecara nei brani risulta quasi caricaturale, tanto da arrivare a sembrare una critica degli stessi stili di vita su cui si impernia ogni pezzo del gruppo.

In sostanza: Il Pagante, e questo album in particolare, non è nulla di impegnativo, ma non lo vuole essere; non è nulla di poetico, ma non lo vuole neppure sembrare; quindi piace per la sua estrema limpidezza ed onestà nei confronti del pubblico.

Da qualche giorno lo ascolto in loop su Spotify e devo dire che non è niente male, anzi, aspetto che qualche illuminato direttore artistico del Festival della Canzone Italiana lanci la proposta ai ragazzi de Il Pagante di buttarsi su Sanremo per conquistare fette di pubblico sempre più ampie e varie.

Album su Spotify: https://open.spotify.com/album/3DmYiDSPJerM7t4gsZMQGV

Commento a caldo su “The Beatles: Eight days a week”

The Beatles: Eight days a week, è il film documentario, diretto da Ron Howard, uscito giovedì 15 settembre 2016 nelle sale cinematografiche.

Appena uscito dal cinema in cui mi sono gustato anteprima da Londra e film vi dico due parole a caldo…

Nulla da criticare in particolare: il documentario è ben fatto, gustoso, interessante e consigliabile. Dico tutto ciò pur non essendo un fan dei Beatles, li apprezzo molto, ma il film rende bene per come è costruito, indipendentemente dal fatto che i protagonisti siano davvero in primo piano e centrali in tutta la narrazione.

Molto apprezzabile la seconda parte, laddove il regista entra e approfondisce il processo creativo che ha portato alla pubblicazione degli ultimi album della band.

Bello che la musica non abbandoni mai, neanche per un attimo la storia e i dialoghi rendendo il tutto molto coinvolgente e gradevole.

Volendo cercare il pelo nell’uovo: avrei raccontato in modo più emotivo e meno tecnico il secondo tour negli Stati Uniti, ma per non spoilerare nulla mi limito a questo commento…

Se avete la possibilità andate al cinema a vedervi il film, altrimenti consiglio di non perdervelo quando arriverà sulle pay TV o sui canali televisivi tematici.